Rissose e umane

Se devi assumere qualcuno che dovrà lavorare insieme ad altre persone mettilo in cucina con una bambina di nove anni. È una prova che io non passo mai.

Pensato il: September 1st, 2010
Cassetto: enti, lato oscuro, mamma part time
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Pensierini: Nessuno.

Ninna nanna amare-eh

e quante cose dovrai imparare e che fino a un certo punto – solo fin lì – è possibile insegnarti; il confine aspro tra buona educazione e affettazione villana, che se non sai tagliare un frutto con forchetta e coltello è meglio addentarlo e sbrodolarsi di sugo, che essere troppo ben vestite non è mai la soluzione e che l’istinto di sapere a chi non accettare mai di dare del tu viene così da dentro che potresti non trovarlo mai.

Che l’eleganza non si compra e non si indossa, che piuttosto che un second best meglio restar sole con un libro; che i libri sono come le persone, alcuni tradiscono ma sempre ci metti e ci lasci tanto di te; che l’adulazione è una scorciatoia che improvvisamente diviene impraticabile e ti lascia a piedi, così come l’eccesso di franchezza. Che io guardo altrove e taccio per rispetto, mai per disprezzo, e che qualcosa tu voglia basta chiedermela. Senza moine.

[x-view double bill] Shutter Island & The Ghost Writer

Un uomo, un traghetto, un’isola, una realtà molto diversa da quella che la regia sembra mostrarci.
Scorsese e Polanski ci raccontano la stessa storia, da due pianeti diversi: il naturalizzato e l’esiliato, un regista che si misura con i generi più diversi e uno che da sempre gira lo stesso film per parlare della sua vita.

In entrambi i film il protagonista viene lentamente trasportato verso il male, un male circondato dall’acqua, verso una minaccia percepita come esterna e lontana e che sempre più si rivela interiore, personale. Il male di Scorsese rosicchia dentro, quello di Polansky cerca di graffiare fuori. Nessun uomo è un’isola?

Pensato il: May 4th, 2010
Cassetto: lato oscuro, x-view
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Pensierini: 11.

[x-view] Cosa voglio di più

E’ una cosa che fai o che succede, quella di incrociare gli occhi di uno sconosciuto?
È una cosa che fai, dice il resto del mondo: quegli occhi su di lui li lasci, i tuoi occhi ti guardano scrivere, dirgli sì, vediamoci, e poi baciarlo e poi spogliarlo e poi fare a brandelli tutta la tua vita solo per farlo ancora.
È una cosa che succede, racconta Silvio Soldini. E’ qualcosa che tutto il resto va fuori fuoco e tu sei come telecomandata e non è certo solo il sesso a indirizzare i tuoi comportamenti, il sesso è lo strumento, scopare il rito, ma quel che succede è che il resto del mondo va fuori fuoco e fuori sincrono e passa sullo sfondo. Il lavoro, gli amici, la famiglia, il tuo compagno, i figli se ne hai. Uno sfondo che ami e per cui combatti, uno sfondo che vorresti difendere a tutti i costi mentre ti scivola via e tu resti lì, i tuoi occhi sono da lui, in mano un coltello – che tu lo sia per me – un coltello con cui vorresti fare a pezzi tutto, e lo fai, e poi lo fai ancora e ancora.
E’ una cosa che succede, e poi lo fai.
Pensato il: May 1st, 2010
Cassetto: lato oscuro, x-view
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Coltivare l’incoscienza

Come pensare meglio senza pensare affatto

L’antimetodo
1. Tu sei quello che sai
2. Quel che non sai è lì fuori
3. Il paradosso della serendipity

Le ore d’aria
4. Sei sicuro? Certo che no
5. Chi si prende sul serio è poco serio
6. Se non serve a niente potrebbe tornarti utile

Incoscienti famosi

7. Keynes
8. Milton H. Erickson
9. Clint Eastwood
10. Marina Abramovich

Pensato il: May 1st, 2010
Cassetto: anta, cose che non sapevo di saper (fare)
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[x-view] Avatar

I neuroni specchio sono una classe di neuroni che si attivano selettivamente sia quando si compie un’azione (con la mano o con la bocca) sia quando la si osserva mentre è compiuta da altri (in particolare da conspecifici). I neuroni dell’osservatore “rispecchiano” quindi ciò che avviene nella mente del soggetto osservato, come se fosse l’osservatore stesso a compiere l’azione.“*

Sei bloccato in coda in macchina. Sei imprigionato nel cemento e circondato da una cultura grondante machismo e militarismo di cui la maggior parte dei tuoi simili è ormai inconsapevole. Hai un sistema limbico basato ancora sul “fly or fight” ma quando sei in giacca e cravatta al tavolo di una riunione non sai cosa fartene, se non sudare o produrre bile. E’ come se tu fossi su una sedia a rotelle.

La capacità di parti del cervello umano di attivarsi alla percezione delle emozioni altrui, espresse con moti del volto, gesti e suoni; la capacità di codificare istantaneamente questa percezione in termini “viscero-motori”, rende ogni individuo in grado di agire in base a un meccanismo neurale per ottenere quella che gli scopritori chiamano “partecipazione empatica”. Dunque un comportamento bio-sociale, ad un livello che precede la comunicazione linguistica, che caratterizza e soprattutto orienta le relazioni inter-individuali, che sono poi alla base dell’intero comportamento sociale.”*

Ti danno un corpo nuovo con cui correre libero nella natura. Ti danno un uccello preistorico da domare e su cui volare in picchiata. Per tre ore scorrazzi su un pianeta meraviglioso, quale probabilmente era la terra prima dell’uomo. Nudo, forte, veloce, pronto a uccidere e capace di farlo, ma solo per sopravvivere o difenderti.

La cinematerapia ha approfondito lo studio di come sia possibile che in presenza di alcune scene che coinvolgono in maniera globale i neuroni specchio, questi si attivino come se fossimo noi stessi a vivere quelle scene.“*

Io sarei rimasta su Pandora; io non sarei neanche uscita dal cinema, se è per questo. Cameron ti trascina nel mondo che abbiamo distrutto: non un paradiso perduto, ma un mondo di senso. Cameron non è sottile, non allude ma dichiara, non simbolizza ma mostra: è un film che avrebbe potuto e dovuto essere muto, più vicino a La sottile linea rossa che a Balla coi lupi. E’ difficile uscire da Avatar senza aver capito il messaggio: la semplicità della sceneggiatura è un prezzo equo da pagare perché quel messaggio arrivi.

Io ci torno, su Pandora, se posso.

*http://it.wikipedia.org/wiki/Neuroni_specchio

Pensato il: February 20th, 2010
Cassetto: x-view
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Esserci

Quando V. anni fa mi disse che andava ad assistere una sua amica durante la chemioterapia la prima cosa che ho pensato è che non sapevo avesse amiche più grandi di noi. Ovviamente non lo era, più grande di noi. E’ che non ci puoi pensare, oltre a non volerlo fare: non ci vuoi credere e non è solo paura, è anche che è letteralmente incredibile. Non lei. Non lei.

Ogni mail o sms che mi arriva potrebbe essere quella sbagliata, ogni volta che squilla il telefono tremo, ma inizio a farci i conti. Ho due amiche in fin di vita e l’unico modo che ho di reagire è godermi ogni respiro, anche per loro.

Pensato il: January 11th, 2010
Cassetto: anta, lato oscuro
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[X-view] Welcome

Bilal porta via dalla Francia (e dall’Europa) gli ideali della Rivoluzione francese e le nostre speranze di poter restare esseri umani dopo un secolo di capitalismo, insieme alla capacità di soffrire per amore e di non aspettarsi niente dalla persona amata.

Bilal nuota via, pulito e convinto e tranquillo come un giovane delfino ignaro eppure consapevole che muore solo chi rinuncia, chi si adatta, chi si ingegna per la sopravvivenza.

Bilal è un McGuffin, uno stratagemma narrativo. Questo film non parla di loro, parla di noi. Noi che non nuotiamo più, non corriamo più, non ci crediamo più: ci strafochiamo di foie gras (o di spaghetti, o di roastbeef) seduti in poltrona scuotendo la testa a scelta impensieriti o infastiditi da quei poveretti del terzo mondo che si fanno il culo anche per noi.

Bilal si fa la Manica a nuoto per rivedere la sua amata; noi a nuoto non attraversiamo neanche più la strada.

Pensato il: January 10th, 2010
Cassetto: x-view
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Galateo per il secolo passato

Famiglie allargate. Relazioni molti a molti pubbliche, permanenti e ricercabili. Etica a maglie larghe. Occasioni scontate per parvenu di ogni specie: ogni democratizzazione ha le sue ghigliottine e soprattutto nei primi tempi è pieno di gente che si mette in coda per autodenunciare la propria totale mancanza di attenzione, buona educazione e eleganza (in quest’ordine, che la prima richiede un po’ di sforzo, la seconda di applicazione, la terza ahimé non si insegna e non si impara).

Ovunque ormai si accumulano gaffe a ripetizione, a volte ingenue, troppo spesso compiaciute. Il segreto per evitarle è sempre quel “bel tacere che mai fu scritto”, ma forse vale la pena di iniziare a raccoglierle e raccontarle, a scopo didattico. Ogni suggerimento è assai gradito.

Pensato il: January 5th, 2010
Cassetto: anta, nuovogalateo
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Sushi à emporter

E’ un po’ come quel sushi bar, la consapevolezza: un posto che giri per cercarlo senza troppa convinzione, poi ci rinunci, inizi a pensare ad altro e a un certo punto – un attimo prima di averlo oltrepassato – ehi, un sushi bar! E proprio quello che stavo cercando, non uno qualunque, anche se è tardi e hanno solo nigiri col philadelphia.

Gira e rigira sempre qui ti ritrovi, fattene una ragione: sarà la primogenitura, un imprinting dimenticato, quel bacio non dato e che poi si ripropone. Un attimo dopo sarebbe troppo tardi, eh. Tu sei quella che ci pensa lei, se no, per una volta, lasciati cadere all’indietro.

Pensato il: January 4th, 2010
Cassetto: provvisorietà
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