Se devi assumere qualcuno che dovrà lavorare insieme ad altre persone mettilo in cucina con una bambina di nove anni. È una prova che io non passo mai.
Cassetto: enti, lato oscuro, mamma part time
Tag:
Pensierini: Nessuno.
Se devi assumere qualcuno che dovrà lavorare insieme ad altre persone mettilo in cucina con una bambina di nove anni. È una prova che io non passo mai.
e quante cose dovrai imparare e che fino a un certo punto – solo fin lì – è possibile insegnarti; il confine aspro tra buona educazione e affettazione villana, che se non sai tagliare un frutto con forchetta e coltello è meglio addentarlo e sbrodolarsi di sugo, che essere troppo ben vestite non è mai la soluzione e che l’istinto di sapere a chi non accettare mai di dare del tu viene così da dentro che potresti non trovarlo mai.
Che l’eleganza non si compra e non si indossa, che piuttosto che un second best meglio restar sole con un libro; che i libri sono come le persone, alcuni tradiscono ma sempre ci metti e ci lasci tanto di te; che l’adulazione è una scorciatoia che improvvisamente diviene impraticabile e ti lascia a piedi, così come l’eccesso di franchezza. Che io guardo altrove e taccio per rispetto, mai per disprezzo, e che qualcosa tu voglia basta chiedermela. Senza moine.
Un uomo, un traghetto, un’isola, una realtà molto diversa da quella che la regia sembra mostrarci.
Scorsese e Polanski ci raccontano la stessa storia, da due pianeti diversi: il naturalizzato e l’esiliato, un regista che si misura con i generi più diversi e uno che da sempre gira lo stesso film per parlare della sua vita.
In entrambi i film il protagonista viene lentamente trasportato verso il male, un male circondato dall’acqua, verso una minaccia percepita come esterna e lontana e che sempre più si rivela interiore, personale. Il male di Scorsese rosicchia dentro, quello di Polansky cerca di graffiare fuori. Nessun uomo è un’isola?
Come pensare meglio senza pensare affatto
L’antimetodo
1. Tu sei quello che sai
2. Quel che non sai è lì fuori
3. Il paradosso della serendipity
Le ore d’aria
4. Sei sicuro? Certo che no
5. Chi si prende sul serio è poco serio
6. Se non serve a niente potrebbe tornarti utile
Incoscienti famosi
7. Keynes
8. Milton H. Erickson
9. Clint Eastwood
10. Marina Abramovich
“I neuroni specchio sono una classe di neuroni che si attivano selettivamente sia quando si compie un’azione (con la mano o con la bocca) sia quando la si osserva mentre è compiuta da altri (in particolare da conspecifici). I neuroni dell’osservatore “rispecchiano” quindi ciò che avviene nella mente del soggetto osservato, come se fosse l’osservatore stesso a compiere l’azione.“*
Sei bloccato in coda in macchina. Sei imprigionato nel cemento e circondato da una cultura grondante machismo e militarismo di cui la maggior parte dei tuoi simili è ormai inconsapevole. Hai un sistema limbico basato ancora sul “fly or fight” ma quando sei in giacca e cravatta al tavolo di una riunione non sai cosa fartene, se non sudare o produrre bile. E’ come se tu fossi su una sedia a rotelle.
“La capacità di parti del cervello umano di attivarsi alla percezione delle emozioni altrui, espresse con moti del volto, gesti e suoni; la capacità di codificare istantaneamente questa percezione in termini “viscero-motori”, rende ogni individuo in grado di agire in base a un meccanismo neurale per ottenere quella che gli scopritori chiamano “partecipazione empatica”. Dunque un comportamento bio-sociale, ad un livello che precede la comunicazione linguistica, che caratterizza e soprattutto orienta le relazioni inter-individuali, che sono poi alla base dell’intero comportamento sociale.”*
Ti danno un corpo nuovo con cui correre libero nella natura. Ti danno un uccello preistorico da domare e su cui volare in picchiata. Per tre ore scorrazzi su un pianeta meraviglioso, quale probabilmente era la terra prima dell’uomo. Nudo, forte, veloce, pronto a uccidere e capace di farlo, ma solo per sopravvivere o difenderti.
“La cinematerapia ha approfondito lo studio di come sia possibile che in presenza di alcune scene che coinvolgono in maniera globale i neuroni specchio, questi si attivino come se fossimo noi stessi a vivere quelle scene.“*
Io sarei rimasta su Pandora; io non sarei neanche uscita dal cinema, se è per questo. Cameron ti trascina nel mondo che abbiamo distrutto: non un paradiso perduto, ma un mondo di senso. Cameron non è sottile, non allude ma dichiara, non simbolizza ma mostra: è un film che avrebbe potuto e dovuto essere muto, più vicino a La sottile linea rossa che a Balla coi lupi. E’ difficile uscire da Avatar senza aver capito il messaggio: la semplicità della sceneggiatura è un prezzo equo da pagare perché quel messaggio arrivi.
Io ci torno, su Pandora, se posso.
*http://it.wikipedia.org/wiki/Neuroni_specchio
Quando V. anni fa mi disse che andava ad assistere una sua amica durante la chemioterapia la prima cosa che ho pensato è che non sapevo avesse amiche più grandi di noi. Ovviamente non lo era, più grande di noi. E’ che non ci puoi pensare, oltre a non volerlo fare: non ci vuoi credere e non è solo paura, è anche che è letteralmente incredibile. Non lei. Non lei.
Ogni mail o sms che mi arriva potrebbe essere quella sbagliata, ogni volta che squilla il telefono tremo, ma inizio a farci i conti. Ho due amiche in fin di vita e l’unico modo che ho di reagire è godermi ogni respiro, anche per loro.
Bilal porta via dalla Francia (e dall’Europa) gli ideali della Rivoluzione francese e le nostre speranze di poter restare esseri umani dopo un secolo di capitalismo, insieme alla capacità di soffrire per amore e di non aspettarsi niente dalla persona amata.
Bilal nuota via, pulito e convinto e tranquillo come un giovane delfino ignaro eppure consapevole che muore solo chi rinuncia, chi si adatta, chi si ingegna per la sopravvivenza.
Bilal è un McGuffin, uno stratagemma narrativo. Questo film non parla di loro, parla di noi. Noi che non nuotiamo più, non corriamo più, non ci crediamo più: ci strafochiamo di foie gras (o di spaghetti, o di roastbeef) seduti in poltrona scuotendo la testa a scelta impensieriti o infastiditi da quei poveretti del terzo mondo che si fanno il culo anche per noi.
Bilal si fa la Manica a nuoto per rivedere la sua amata; noi a nuoto non attraversiamo neanche più la strada.
Famiglie allargate. Relazioni molti a molti pubbliche, permanenti e ricercabili. Etica a maglie larghe. Occasioni scontate per parvenu di ogni specie: ogni democratizzazione ha le sue ghigliottine e soprattutto nei primi tempi è pieno di gente che si mette in coda per autodenunciare la propria totale mancanza di attenzione, buona educazione e eleganza (in quest’ordine, che la prima richiede un po’ di sforzo, la seconda di applicazione, la terza ahimé non si insegna e non si impara).
Ovunque ormai si accumulano gaffe a ripetizione, a volte ingenue, troppo spesso compiaciute. Il segreto per evitarle è sempre quel “bel tacere che mai fu scritto”, ma forse vale la pena di iniziare a raccoglierle e raccontarle, a scopo didattico. Ogni suggerimento è assai gradito.
E’ un po’ come quel sushi bar, la consapevolezza: un posto che giri per cercarlo senza troppa convinzione, poi ci rinunci, inizi a pensare ad altro e a un certo punto – un attimo prima di averlo oltrepassato – ehi, un sushi bar! E proprio quello che stavo cercando, non uno qualunque, anche se è tardi e hanno solo nigiri col philadelphia.
Gira e rigira sempre qui ti ritrovi, fattene una ragione: sarà la primogenitura, un imprinting dimenticato, quel bacio non dato e che poi si ripropone. Un attimo dopo sarebbe troppo tardi, eh. Tu sei quella che ci pensa lei, se no, per una volta, lasciati cadere all’indietro.