November 2009

Kind/lib

E all’improvviso è arrivato il Kindle: chiaramente un oggetto di mezzo, dall’interfaccia hardware un po’ vecchiotta, i tastoni con un lag bestiale e l’istinto a sfogliare le pagine con le dita frustrato il doppio perché con l’iPhone sei già abituato a sfogliar lo schermo. E’ un oggetto di mezzo ma già adesso mi ha dimostrato che quando dicevo “amo i libri, l’odore della carta, sfogliarli, fare le orecchie” ho sempre fatto riferimento al contenuto e all’esperienza del contenuto.

Anch’io in questo momento ho tutti i miei libri in magazzino (tranne quelli comprati negli ultimi tre mesi, che sono già tanti). Da un lato mi sento nuda senza, dall’altro sto seriamente pensando di lasciarli negli scatoloni. Sono solo oggetti. Quello che mi dovevano dare me l’hanno dato. Voglio stare più leggera e il Kindle mi alleggerisce assai.

Pensato il: November 26th, 2009
Cassetto: cose che non sapevo di saper (fare)
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Pensierini: Nessuno.

Sviar

Guarda via, guarda altrove, guardati i piedi e vedici un mondo, il mondo, quel mondo che sai abitare. E’ la prima volta in quarant’anni che trovi sulla tua strada persone scorrette: è una fortuna o una sfortuna?

Pensato il: November 25th, 2009
Cassetto: anta, lato oscuro
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Pensierini: Nessuno.

No mail, no party

Ho due computer portatili, uno pesante, uno leggero. Due telefoni. Metà sinapsi impegnate a ideare metodi per lavorare meno, l’altra a riposarsi. Non sono una persona ordinata, per usare un eufemismo.

Ieri mattina prima di imbarcarmi in un giro di riunioni, di cui un paio ansiogene, ho scritto 15 mail con il computer pesante. Sono uscita con il computer leggero e ho passato l’intera giornata a infastidirmi per la mancanza non dico di risposte, ma almeno di un seguito (che ne so, ti dico “non telefonarmi che sono ai domiciliari” e tu mi telefoni). Ho inveito, recriminato, in qualche caso mi sono preoccupata. Poi sono tornata a casa, ho acceso il computer pesante e ho visto la casella Outbox, che non va bene. Ancora peggio: nella Outbox c’erano 15 mail.

Non mi preoccupa tanto non averle spedite, quanto non essere stata sfiorata dal pensiero che non fossero state ricevute. Buona metafora, direi.

Pensato il: November 14th, 2009
Cassetto: anta, lato oscuro, provvisorietà
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Pensierini: Nessuno.

Giornalismo, ingenuità, offese

In questi giorni sto litigando con le persone più disparate su un tema a me caro, ma non così tanto da litigarci su: il futuro del giornalismo.
A furia di rimanerci male a vedere che la mia posizione è così poco popolare ho deciso di provare a scriverla, che magari mi capisco meglio.
Penso che il problema del giornalismo, soprattutto quello d’inchiesta ma non solo, sia nel modello di business delle industrie editoriali (dipendente dalla pubblicità, dai finanziatori, dai finanziamenti pubblici).
Penso che ci siano enormi margini di miglioramento ed evoluzione sia per l’organizzazione di una redazione sia per il ruolo del singolo giornalista, ma che questa è la variabile dipendente dalla prima.
Penso quindi che sparare sul giornalista sia ingenuo, molto (non offenderti ;-)
Penso che lo user generate content non abbia niente a che fare con l’informazione, che quando parliamo di informazione dal basso parliamo di crowdsourcing, e che l’informazione dal basso è una fonte preziosa, non un’alternativa all’informazione professionale.
Penso che fare il giornalista sia una professione, come l’idraulico. Voglio che i miei tubi siano riparati da professionisti (non nel senso di Ordine) e che per essere un professionista un giornalista oggi debba essere uno smanettone.
Penso che un giornalista indipendente che la mattina si sbatte per farmi arrivare le cose che ho bisogno di sapere in base alla sua professionalità sia un valore da proteggere.
Penso che nessun filtro possa far emergere tutto quello che ho bisogno di sapere, perché non so cosa ho bisogno di sapere. L’informazione serve a questo: a far arrivare a tutti le notizie che altrimenti sarebbero rimaste invisibili. Non credo che l’informazione dal basso possa riuscirci senza qualcuno dedicato e motivato a farlo, qualunque forma questo qualcuno prenda, qualunque organizzazione lo aiuti a farlo.
Penso che non parlerò mai più di questo argomento :-)

In questi giorni sto litigando con le persone più disparate su un tema a me caro, ma non così tanto da litigarci su: il futuro del giornalismo.

A furia di rimanerci male a vedere che la mia posizione è così poco popolare ho deciso di provare a scriverla, che magari mi capisco meglio e vedo cosa c’è di conservatore o di romantico nel mio ragionamento (le accuse che mi vengono mosse).

Penso che il problema del giornalismo, soprattutto quello d’inchiesta ma non solo, sia nel modello di business delle industrie editoriali (dipendente dalla pubblicità, dai finanziatori, dai finanziamenti pubblici).

Penso che ci siano enormi margini di miglioramento ed evoluzione sia per l’organizzazione di una redazione sia per il ruolo del singolo giornalista, ma che questa è la variabile dipendente dalla prima.

Penso quindi che sparare sul giornalista sia ingenuo, molto (non offenderti ;-)

Penso che lo user generated content non abbia niente a che fare con l’informazione, che quando parliamo di informazione dal basso parliamo di crowdsourcing, e che l’informazione dal basso sia una fonte preziosa, non un’alternativa all’informazione professionale.

Penso che fare il giornalista sia una professione, come l’idraulico. Voglio che i miei tubi siano riparati da professionisti (non nel senso di iscritti all’Ordine, anomalia tutta italiana) e che per essere un professionista un giornalista oggi debba essere uno smanettone.

Penso che un giornalista indipendente che la mattina si sbatte per farmi arrivare le notizie che ho bisogno di sapere in base alla sua professionalità sia un valore da proteggere.

Penso che nessun filtro possa far emergere tutto quello che ho bisogno di sapere, perché non so cosa ho bisogno di sapere. L’informazione serve a questo: a far arrivare a tutti le notizie che altrimenti sarebbero rimaste invisibili. Non credo che l’informazione dal basso possa riuscirci senza qualcuno dedicato e motivato a farlo, qualunque forma questo qualcuno prenda, qualunque organizzazione lo aiuti a farlo.

Penso che non parlerò mai più di questo argomento :-)

Pensato il: November 12th, 2009
Cassetto: anta, cose che non sapevo di saper (fare), provvisorietà
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Pensierini: 7.

Freni

Probabilmente a questo punto sono già morta: sono in ambulanza, mi stanno tenendo insieme i pezzi, l’infermiere guarda già fuori dal finestrino e Ciccio di ER si ostina a farmi un massaggio cardiaco. Certo, io penso di essere qui a scrivere un post in cui racconto che alla fine ho frenato, ma non posso aver frenato. Non ho rallentato, non ho guardato, quel taxi arrivava nel controviale direi a tutti i chilometri all’ora permessi in città e forse qualcuno di più e io proprio non l’ho visto. Chiunque abbia frenato, credo un qualche circuito limbico mai ancora usato, grazie.

Pensato il: November 11th, 2009
Cassetto: cose che non sapevo di saper (fare)
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Pensierini: Nessuno.

Pozze

In Via Conca del Naviglio c’è una pozza di tristezza, lì dove c’era il Centro Teatro Attivo, dove facevo il laboratorio di lettura quando Ermanno mi ha lasciato. Per andare ai Navigli devo fare il giro largo da Porta Ticinese, anche se si allunga. In Via Statuto c’è una pozza di adrenalina, lì dove andavo a comprare l’inchiostro per la Top100 dell’Olivetti quegli ultimi giorni prima di consegnare la tesi, che avevo pensato a tutto tranne che alle note, a quanto ci voleva a stampare una tesi con la margherita e a quanto inchiostro ci voleva, e agli orari di chiusura. In Via Statuto c’è anche un bacio non dato, uno di quei baci che a darlo troppo presto uccidi tutti quelli dopo, un po’ come un aborto terapeutico.

In Piazza Baracca mi sono persa nell’autunno 1987, appena arrivata a Milano da Taranto, e se ci passo vado in confusione ancora. In Largo La Foppa c’è una pozza enorme di vita universitaria, asciugata e riassorbita, ché adesso il Radetzky mi piace solo a metà mattinata a colazione e gravito più verso la libreria Utopia che verso la discoteca Lizard (now Cube). Però la me-stessa-del-1989 è ancora lì che compra il pane caldo appena sfornato e lo mangia per strada chiacchierando con Eugenia, verso casa, poco dopo Moscatelli.

A Porta Volta ogni volta che ci passo penso che mi farebbe piacere viverci, quartiere nel quartiere com’è, e adesso che ci vivo lo penso ancora. Sarà che sono pochi mesi, ma mi ci sento in vacanza, divertita dalla vita come mai.

Pensato il: November 8th, 2009
Cassetto: anta, cose che non sapevo di saper (fare), enta, enti, provvisorietà
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Pensierini: Nessuno.

[X-view] Inglorious Basterds

“Marcel, burn it down”, brucia tutto, ché il nitrato d’argento brucia due volte più veloce della carta, altro che Fahreneit 451, al rogo tutto il cinema che fu, usato e abusato per arte pure e arte varia e abituarci alla morte, a ridere della morte, ridi, spettatore, ridi, fratello. I can stare for a thousand years.
“Marcel, burn it down”, brucia che tanto io sono morta e una persona smette di esserci anche quando il sangue continua a circolare, tutti noi siamo morti nel secolo scorso, tutti, e nei rari momenti di lucidità ti chiedi come l’umanità possa sopravvivere alle sue gesta senza mettersi a urlare dal terrore. An ageless heart that can never mend.
“Marcel, burn it down”, che bisogna essere crudeli con chi è crudele e soprattutto riderne, non è Storia, è un western, non è Storia, è un burlesque, non è Storia, è Cinema, Cinema, Cinema, quello che non puoi bruciare perché è nella tua retina, per sempre. It’s been so long.

“Marcel, burn it down”, brucia tutto, ché il nitrato d’argento brucia due volte più veloce della carta, altro che Fahreneit 451, al rogo tutto il cinema che fu, usato e abusato per arte pura e arte varia e per abituarci alla morte, a ridere della morte, ridi, spettatore, ridi, fratello. I can stare for a thousand years.

“Marcel, burn it down”, brucia che tanto io sono morta e una persona smette di esserci anche quando il sangue continua a circolare, tutti noi siamo morti nel secolo scorso, tutti, e nei rari momenti di lucidità ti chiedi come l’umanità possa sopravvivere alle sue gesta senza mettersi a urlare dal terrore. An ageless heart that can never mend.

“Marcel, burn it down”, che bisogna essere crudeli con chi è crudele e soprattutto riderne, non è Storia, è un western, non è Storia, è un burlesque, non è Storia, è Cinema, Cinema, Cinema, quello che non puoi bruciare perché è nella tua retina, per sempre. It’s been so long.

Pensato il: November 5th, 2009
Cassetto: lato oscuro, x-view
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Pensierini: Nessuno.

Moratoria

Affermazioni da staccare dai muri delle case (e delle scuole, e dei pubblici uffici):

  1. è una questione di principio
  2. è solo senso di colpa
  3. è che tu non te ne rendi conto, ma
  4. le cose stanno così
  5. non sono io, sei tu
  6. non sei tu, sono io

Mi accontenterei di veder sparire dal mio universo le questioni di principio e i sensi di colpa. La colpa non si sente, si ha.

Pensato il: November 4th, 2009
Cassetto: anta, cose che non sapevo di saper (fare), lato oscuro
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Pensierini: Nessuno.

altrove via http://www.anobii.com/people/mafe/

Indignation

Pensato il: November 4th, 2009
Cassetto: Everything
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Pensierini: Nessuno.

Sillogismi

Ma se uno che gli piace il cazzo è frocio, una che le piace prenderlo nel culo è lesbica?

Pensato il: November 2nd, 2009
Cassetto: enti, lato oscuro
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Pensierini: Nessuno.