Giornalismo, ingenuità, offese
In questi giorni sto litigando con le persone più disparate su un tema a me caro, ma non così tanto da litigarci su: il futuro del giornalismo.
A furia di rimanerci male a vedere che la mia posizione è così poco popolare ho deciso di provare a scriverla, che magari mi capisco meglio e vedo cosa c’è di conservatore o di romantico nel mio ragionamento (le accuse che mi vengono mosse).
Penso che il problema del giornalismo, soprattutto quello d’inchiesta ma non solo, sia nel modello di business delle industrie editoriali (dipendente dalla pubblicità, dai finanziatori, dai finanziamenti pubblici).
Penso che ci siano enormi margini di miglioramento ed evoluzione sia per l’organizzazione di una redazione sia per il ruolo del singolo giornalista, ma che questa è la variabile dipendente dalla prima.
Penso quindi che sparare sul giornalista sia ingenuo, molto (non offenderti ;-)
Penso che lo user generated content non abbia niente a che fare con l’informazione, che quando parliamo di informazione dal basso parliamo di crowdsourcing, e che l’informazione dal basso sia una fonte preziosa, non un’alternativa all’informazione professionale.
Penso che fare il giornalista sia una professione, come l’idraulico. Voglio che i miei tubi siano riparati da professionisti (non nel senso di iscritti all’Ordine, anomalia tutta italiana) e che per essere un professionista un giornalista oggi debba essere uno smanettone.
Penso che un giornalista indipendente che la mattina si sbatte per farmi arrivare le notizie che ho bisogno di sapere in base alla sua professionalità sia un valore da proteggere.
Penso che nessun filtro possa far emergere tutto quello che ho bisogno di sapere, perché non so cosa ho bisogno di sapere. L’informazione serve a questo: a far arrivare a tutti le notizie che altrimenti sarebbero rimaste invisibili. Non credo che l’informazione dal basso possa riuscirci senza qualcuno dedicato e motivato a farlo, qualunque forma questo qualcuno prenda, qualunque organizzazione lo aiuti a farlo.
Penso che non parlerò mai più di questo argomento :-)
Cassetto: anta, cose che non sapevo di saper (fare), provvisorietà
Tag: filtro, giornalismo, ingenuità, redazione
Pensierini: 7 Comments.
Per quanto può valere il mio giudizio condivido in toto, poi vabbé si potrebbero fare altre considerazioni sui dindi, chi li dà al giornalista e perché, ma nun mi pare possibbole che ti diano addosso per queste opinioni. Chi è l’energumeno che si permette? :D
Paolo, ti dò due aiutini: i punti caldi sono “non è colpa del giornalista” e “l’informazione dal basso non può sostituire quella professionale” :D
“Penso che un giornalista indipendente che la mattina si sbatte per farmi arrivare le notizie che ho bisogno di sapere in base alla sua professionalità sia un valore da proteggere.”
Allora ci si sbrighi a proteggerlo, che si sta estinguendo.
Bolero, esatto: invece di prendersela coi giornalisti che non fanno bene il loro lavoro aiutiamo quelli che ci provano.
D’accordo su gran parte di quanto hai scritto. Però correggerei la frase “un giornalista indipendente che la mattina si sbatte per farmi arrivare le notizie” in “un giornalista indipendente che la mattina o _di notte_ si sbatte per farmi arrivare le notizie”
nda
Nicola, vero, ma per indipendente non intendo per forza freelance, e’ più una questione di testa che di inquadramento.