Giornalismo, ingenuità, offese
In questi giorni sto litigando con le persone più disparate su un tema a me caro, ma non così tanto da litigarci su: il futuro del giornalismo.
A furia di rimanerci male a vedere che la mia posizione è così poco popolare ho deciso di provare a scriverla, che magari mi capisco meglio e vedo cosa c’è di conservatore o di romantico nel mio ragionamento (le accuse che mi vengono mosse).
Penso che il problema del giornalismo, soprattutto quello d’inchiesta ma non solo, sia nel modello di business delle industrie editoriali (dipendente dalla pubblicità, dai finanziatori, dai finanziamenti pubblici).
Penso che ci siano enormi margini di miglioramento ed evoluzione sia per l’organizzazione di una redazione sia per il ruolo del singolo giornalista, ma che questa è la variabile dipendente dalla prima.
Penso quindi che sparare sul giornalista sia ingenuo, molto (non offenderti ;-)
Penso che lo user generated content non abbia niente a che fare con l’informazione, che quando parliamo di informazione dal basso parliamo di crowdsourcing, e che l’informazione dal basso sia una fonte preziosa, non un’alternativa all’informazione professionale.
Penso che fare il giornalista sia una professione, come l’idraulico. Voglio che i miei tubi siano riparati da professionisti (non nel senso di iscritti all’Ordine, anomalia tutta italiana) e che per essere un professionista un giornalista oggi debba essere uno smanettone.
Penso che un giornalista indipendente che la mattina si sbatte per farmi arrivare le notizie che ho bisogno di sapere in base alla sua professionalità sia un valore da proteggere.
Penso che nessun filtro possa far emergere tutto quello che ho bisogno di sapere, perché non so cosa ho bisogno di sapere. L’informazione serve a questo: a far arrivare a tutti le notizie che altrimenti sarebbero rimaste invisibili. Non credo che l’informazione dal basso possa riuscirci senza qualcuno dedicato e motivato a farlo, qualunque forma questo qualcuno prenda, qualunque organizzazione lo aiuti a farlo.
Penso che non parlerò mai più di questo argomento :-)
Cassetto: anta, cose che non sapevo di saper (fare), provvisorietà
Tag: filtro, giornalismo, ingenuità, redazione
Pensierini: 38 Comments.
Sono perfettamente d’accordo con te. Direi che il nocciolo e`: "L’informazione serve a questo: a far arrivare a tutti le notizie che altrimenti sarebbero rimaste invisibili. Non credo che l’informazione dal basso possa riuscirci senza qualcuno dedicato e motivato a farlo, qualunque forma questo qualcuno prenda, qualunque organizzazione lo aiuti a farlo."
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Il giornalismo ha bisogno di fondi, di un’organizzazione per mandare gli inviati n afghanistan, in Ruanda o dove sia. Il giornalista ha bisogno di poter essere pagato per darti tre, cinque dieci giorni senza scrivere mentre ricostruisce un fatto e prudce un’inchiesta. Eccetera. Questo giornalismo oggi è in pericolo per un modello di business (quello che tuttui conoscevamo) che non funziona più. Perchè non ci sono (spesso) più i numeri industriali per far fronte a quel modello. Però, a mio parere, tu mescoli discorsi diversi. Un filtro ha a che fare con la "postproduzione" e la distribuzione delle notizie (prendi Google News), e il giornalismo dal basso è una terza cosa ancora. La mia idea, per quello che vale, è che oggi ci sia necessità di tutti e tre i settori (che sono complimentari e "abilitati" dalla rete), e tutti e tre devono cercare una forma matura che forse ancora non abbiamo visto.
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Il giornalismo ha bisogno di fondi, di un’organizzazione per mandare gli inviati n afghanistan, in Ruanda o dove sia. Di poter essere pagato per darti tre giorni senza scrivere mentre ricostruisci un fatto. Eccetera. Questo giornalismo oggi è in pricolo per un modello di business (quello che tuttui conoscevamo) che non funziona più. Perchè non ci sono (spesso) più i numeri industriali per far fronte a quel modello. Però, a mio parere, tu mescoli discorsi diversi. Un filtro ha a che fare con la "postprudzione" e la distribuzione delle notizie (prendi Google News), e il gioralismo dal basso è una terza cosa ancora. L mia idea, per quello che vale, è che oggi ci sia necessità di tutti e tre settori, e tutti e tre devono cercare una forma matura che forse ancora non abbiamo visto.
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@giuseppe, è la sintesi di una serie di discorsi emersi qui e offline negli ultimi giorni; io credo che questi tre settori siano la stessa cosa in potenza e che finiranno per convergere nella stessa cosa, che come dici tu ha bisogno di fondi e di un’organizzazione. E’ la mia tesi. Non penso invece che questo giornalismo sia il pericolo solo per il modello di business che sta cambiando: era già in pericolo proprio per quel modello di business. La vera questione è come conciliare l’indipendenza necessaria con la necessità di fondi. Tutto il resto (per me) è secondario.
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Per un approccio analitico, hai aggiunto un quarto tema. Per un approccio empatico hai ragione :)
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voglio bene a chi ha scritto quella cosa lì!
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L’analisi non è mai stata il mio forte :-)
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Resta il fatto che alla tua posizione manca la pars costruens, che sarebbe interessante da leggere :)
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Eh, manca perchè mi manca, non la so. E’ come ho scritto nel post, questa mia posizione viene criticata e spesso respinta astiosamente anche da persone che stimo e con cui di solito sono in sintonia. L’ho messa giù per mettere ordine. Sono tanti anni che lavoro per gli editori e con i giornalisti per migliorare questa situazione e le uniche certezze che ho accumulato sono negative :-(
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Eh, manca perchè mi manca, non lo so. E’ come ho scritto nel post, questa mia posizione viene criticata e spesso respinta astiosamente anche da persone che stimo e con cui di solito sono in sintonia. L’ho messa giù per mettere ordine. Sono tanti anni che lavoro per gli editori e con i giornalisti per migliorare questa situazione e le uniche certezze che ho accumulato sono negative :-(
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io credo che venga criticata proprio perchè non propone alternative e si basa su ipotesi non dimostrate se non come affermazioni di linguaggio, "de panza" si diceva un tempo. Per questo ti conviene strutturarla in ragionamento (anche perchè alcune affermazioni che fai sono concettualmente forti)
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se voi forse qui vedreste che tre quarti dei miei colleghi nn sono in grado di capire una parola di quanto avete scritto… mah, nn so. credo che il giornalismo istituzionale stia agonizzando e che , come dice Mafe, quelli come la sottoscritta che cercano di nn morire sono indubbiamente degli smanettoni :)))
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Che mi convenga strutturarla è indubbio; sulle alternative penso che se le avessi sarei da Murdoch a vendergliele :D
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temo che non le comprerebbe. Nessuno compra più sulla teoria :D
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sull’agonizzante gesti apotropaici a raffica
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Dici? Allora sono particolarmente brava a vendere :-)
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Potresti scriverci su un libro alla maniera yankee: 100 modi per vendere teorie :D
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Appena finisco il mio, che è un pelino in ritardo :(
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agonizzante a Ci’, agonizzante…
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«lo stiamo perdendo, lo stiamo perdendo!». Anzi, "ci" stiamo perdendo.
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mafe e giuseppe pensano di no…
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Franci, sarebbe un discorso lungo e articolato, non da Friendfeed. Ci stanno ragionando molte buone menti e anche solo riassumere le loro posizioni è complicato. :)
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Franci, sarebbe un discorso lungo e articolato, non da Friendfeed. Ci stanno ragionando molte buone menti e anche solo riasumere le loro posizioni è complicato. :)
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lo so, lo so, ma (molto spesso) il giornalismo visto da fuori è davvero difficile da comprendere :9
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parafrasando i pooh, "ci penserò domani" quando sarò appresso a Giorgione Napolitano, una delle cose – la visita del Pres. in una città – che ti fa riconsiderare l’utilità sociale del mestieraccio e/o passionaccia (ma quanta letteratura, eh sì me fosse ‘mparato barbiere!)
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Per quanto può valere il mio giudizio condivido in toto, poi vabbé si potrebbero fare altre considerazioni sui dindi, chi li dà al giornalista e perché, ma nun mi pare possibbole che ti diano addosso per queste opinioni. Chi è l’energumeno che si permette? :D
Paolo, ti dò due aiutini: i punti caldi sono “non è colpa del giornalista” e “l’informazione dal basso non può sostituire quella professionale” :D
Dal basso della mia scarsa lucidità io devo ammettere che avere una rubrica settimanale su una testata vera (anche se nata indipendente) ha cambiato non di poco le mie opinioni sulle differenze tra scrivere perché vuoi e scrivere perché devi
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“Penso che un giornalista indipendente che la mattina si sbatte per farmi arrivare le notizie che ho bisogno di sapere in base alla sua professionalità sia un valore da proteggere.”
Allora ci si sbrighi a proteggerlo, che si sta estinguendo.
Bolero, esatto: invece di prendersela coi giornalisti che non fanno bene il loro lavoro aiutiamo quelli che ci provano.
La frase migliore di tutto il pezzo: "Penso che nessun filtro possa far emergere tutto quello che ho bisogno di sapere, perché non so cosa ho bisogno di sapere." Complimenti Mafe
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quel poco di esperienza nel settore me la sono fatta da universitario ai tempi della fondazione della Voce di Montanelli. il problema è che non si accompagna più il pubblico per mano a scoprire cose nuove, a riflettere. i giornali non si vendono perchè se leggi un blog o panorama spesso non trovi differenze se non in peggio. non so se il quotidiano come lo conosciamo oggi ha ancora senso.. ma quanti settimanali di approfondimento conoscete? quanti giornalisti ci mettono la faccia nell’inchiesta? tra gli editorialisti del corriere quanti sono giornalisti? quanti professori universitari, economisti, ambasciatori, ecc..in fondo è lo stesso giornale che suggerisce al lettore il ruolo marginale del giornalista…. ma magari mi sbaglio
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Perfettamente d’accordo: e qui si apre un mondo perché non è solo un problema di giornali ma anche di libri e di tutto quanto gira intorno alle notizie, alle informazioni, alla cultura …
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D’accordo su gran parte di quanto hai scritto. Però correggerei la frase “un giornalista indipendente che la mattina si sbatte per farmi arrivare le notizie” in “un giornalista indipendente che la mattina o _di notte_ si sbatte per farmi arrivare le notizie”
nda
Ho aggiunto un commentino sulla realtà dei tempi dei giornalisti indipendenti…
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Ho aggiunto un commentino sulla realtà dei giornalisti indipendenti, meglio noti come forzati dell’informazione…
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Nicola, vero, ma per indipendente non intendo per forza freelance, e’ più una questione di testa che di inquadramento.