December 2009

Chi+spende-

Costante di Nella: qualunque cosa tu pensi di aver scoperto, te l’aveva già insegnata tua nonna.

Se qualcosa finisce negli outlet (online o offline che siano), è del taglio sbagliato, del colore sbagliato, del materiale sbagliato. Le cose veramente belle spariscono dai negozi in pochi giorni, se mai ci arrivano: se non puoi permettertele, comprane una sola a stagione e fattela durare. Qualunque altra scelta sono soldi buttati (e brutte figure, che vuol dire danni anche economici).

Se qualcosa è low cost, finirai per spendere di più, in buon umore e salute se non proprio in valuta. Se non puoi permetterti di andare in giro senza dover fare pesanti rinunce, stai a casa.

Si risparmia su quel che non ti sottrae niente, altrimenti risparmi valuta e depauperi te stessa (quindi ogni soldo speso è in più, non in meno).

[per le anime semplici: in alcuni momenti fare l'autostop e dormire in spiaggia è più bello che volare in business e dormire in un hotel di lusso, è accontentarsi che fa male all'anima, meglio la castità di una scopata tanto per]

[note to self: non dimenticarlo più]

Pensato il: December 28th, 2009
Cassetto: cose che non sapevo di saper (fare)
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Pensierini: 25.

Che un’idea ti sfiori

E che ti sfiori senza spaventarti a morte, tu apostolo del paramento di culo, delle certezze acquisite, delle strade battute, tu profeta del rosicare poco e pallido e assorto e paladino del chi fa sbaglia, meglio un sano salva con nome.
Che un’idea nuova ti sfiori, tu junior, tu editor, tu publisher, tu amichetto incerto: che se proprio devi sempre e comunque far tradurre Stephen King a Dobner se per una volta provassi a farlo tradurre *anche* a un altro (che ne so, Stefano Massaron, per esempio?) io lo pagherei anche il doppio.

E Buon Natale anche a te.

Pensato il: December 25th, 2009
Cassetto: invettive
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Pensierini: Nessuno.

Il peso del caldo

No, non è il freddo. E’ la noia di sciarpa+guanti+cappello, tutti quei minuti in più per vestirsi, tutti quei minuti in più per lasciarsi svestire, che a volte vorresti non passassero mai e altre sembrano non passare mai. E’ avere sempre il clima sbagliato intorno, troppo freddo e troppo caldo e troppo addosso di tutto, è che hai un bel dire a cipolla e mai nessuno ti dice che rottura di coglioni è, ed entri in un posto e hai troppe cose da appoggiare e poi da ricordare e io ne dimentico sempre qualcuna e di solito era qualcosa.
Non è il freddo in sè, che mi piace sentirlo sul naso e la sensazione di essere ben coperta quando esci di casa, che dura qualche istante che poi di nuovo subito hai troppo di tutto, troppo freddo troppo caldo troppo addosso e qualcosa di fuori e qualcosa di impaccio.
Ogni inverno lo spero davvero che l’inverno non arrivi e che se arriva poi passi, ma passi in fretta così in fretta da aver la sensazione di non essere mai uscita dalla vasca, con l’acqua così calda che sudi. Poi alcune mattine esci e pensi felice “ehi, ma non è così freddo” e tutto ti si addolcisce intorno e poi invece no, cominci a sentire una puntina di disagio e rieccolo ancora. Il freddo, che non è lui, poveretto, è quel disagio della sciarpa e dei guanti e del cappello, è un cappottino troppo impostato o un giaccone troppo sportivo, le calze sopra le calze sopra le calze e io posso portare tanto di quel peso dentro che volo via comunque, ma peso addosso, no, grazie.

No, non è il freddo. E’ la noia di sciarpa+guanti+cappello, tutti quei minuti in più per vestirsi, tutti quei minuti in più per lasciarsi svestire, che a volte vorresti non passassero mai e altre sembrano non passare mai. E’ avere sempre il clima sbagliato intorno, troppo freddo e troppo caldo e troppo addosso di tutto, è che hai un bel dire a cipolla e mai nessuno dice che rottura di coglioni è, ed entri in un posto e hai troppe cose da appoggiare e poi da ricordare e io ne dimentico sempre qualcuna e di solito era qualcosa.

Non è il freddo in sè, che mi piace sentirlo sul naso e la sensazione di essere ben coperta quando esci di casa, che dura qualche istante che poi di nuovo subito hai troppo di tutto, troppo freddo troppo caldo troppo addosso e qualcosa di fuori e qualcosa di impaccio. Ogni inverno lo spero davvero che l’inverno non arrivi e che se arriva poi passi, ma passi in fretta così in fretta da aver la sensazione di non essere mai uscita dalla vasca, con l’acqua così calda che sudi. Poi alcune mattine esci e pensi felice “ehi, ma non è così freddo” e tutto ti si addolcisce intorno e poi invece no, cominci a sentire una puntina di disagio e rieccolo ancora. Il freddo, che non è lui, poveretto, è quel disagio della sciarpa e dei guanti e del cappello, è un cappottino troppo impostato o un giaccone troppo sportivo, le calze sopra le calze sopra le calze e io posso portare tanto di quel peso dentro che volo via comunque, ma peso addosso, no, grazie.

Pensato il: December 24th, 2009
Cassetto: enti, lato oscuro
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Pensierini: 2.

Ricatto

raganellaCara Mamma per Sbaglio,

nella serata del 23 dicembre ho rinvenuto uno (1) scorpione, uno (1) serpentello d’acqua e una (1) raganella nella tasca di un cappotto. Se vuoi rivedere i tuoi figli devi assicurare una fornitura settimanale di apple crumble e/o di torta delle noci della zia per tutto il 2010 all’indirizzo che ti indicherò.

Cordialmente, Mamma Part Time

Pensato il: December 23rd, 2009
Cassetto: enta, mamma part time
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Pensierini: Nessuno.

No fly zone

C’è quella sensazione di invulnerabilità che ti porti appresso come un’armatura di speranze leggere, quel tuo non si sa che, un che di misterioso e impenetrabile, come un sorriso, come una coccola da chi è più piccolo, come avere un viso che poco tradisce e molto rinnega.
E’ quel pensare sempre che tutto ha un senso e che all’improvviso anche se oscuro si rivelerà, saggezze antiche di donne ciniche e dolcissime che hanno punteggiato la tua storia, la capacità di guardare in faccia chi confonde la richiesta di rispetto con l’egocentrismo assoluto e lasciarla andare comunque per la sua strada. In questo universo di senso gli aerei partono e arrivano, in vacanza hai sempre bel tempo, alla cena delle tue amiche ci sai, magari con un po’ di affanno, e sai che se ti fidi non verrai tradito, mai.
Ci sono lezioni che non voglio imparare, perché accettare che a volte davvero un senso non c’è può sembrare un nonnulla, ma è la prima tessera di un domino che poi chi lo ferma più. Stringo i denti per il maltempo, tengo soto controllo la metereopatia, mi proteggo scegliendo ancora e sempre di decidere io a cosa fare attenzione, che se d’inverno non si vola qui da me il pessimismo urta contro una corazza di carezze.

C’è quella sensazione di invulnerabilità che ti porti appresso come un’armatura di speranze leggere, quel tuo non si sa che, un che di misterioso e impenetrabile, come un sorriso, come una coccola da chi è più piccolo, come avere un viso che poco tradisce e molto rinnega.

E’ quel pensare sempre che tutto ha un senso e che all’improvviso anche se oscuro si rivelerà, saggezze antiche di donne ciniche e dolcissime che hanno punteggiato la tua storia, la capacità di guardare in faccia chi confonde la richiesta di rispetto con l’egocentrismo assoluto e lasciarla andare comunque per la sua strada. In questo universo di senso gli aerei partono e arrivano, in vacanza hai sempre bel tempo, alla cena delle tue amiche ci sei, magari con un po’ di affanno, e sai che se ti fidi non verrai tradito, mai.

Ci sono lezioni che non voglio imparare, perché accettare che a volte davvero un senso non c’è può sembrare un nonnulla, ma è la prima tessera di un domino che poi chi lo ferma più. Stringo i denti per il maltempo, tengo sotto controllo la metereopatia, mi proteggo scegliendo ancora e sempre di decidere io a cosa fare attenzione, che se d’inverno non si vola qui da me il pessimismo urta contro una corazza di carezze.

Pensato il: December 23rd, 2009
Cassetto: anta, cose che non sapevo di saper (fare)
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Pensierini: Nessuno.

[No logo] il Déjà new

Quella strana sensazione di aver già visto o vissuto qualcosa, hai presente? Gli psicologi lo chiamano “déjà vu”, un fenomeno frequente, poco spiegato, sgradevole e soddisfacente allo stesso tempo. In Matrix il déjà vu evidenzia un bug del software che disegna la realtà virtuale in cui gli umani credono di essere liberi: è un punto di contatto tra mondi paralleli, un momento in cui sfioriamo il mistero e rimaniamo come paralizzati per un microsecondo.
A me piace pensare che qualunque innovazione – tecnologica e non – sia un grande piccolo dèjà vu per chi ne coglie al volo l’importanza: mi piace chiamarla dèjà new, qualcosa che vedi per la prima volta ma riconosci lo stesso. Non è un caso che le vere grandi innovazioni non abbiano bisogno di un manuale di istruzioni: tu vedi una ruota e capisci che per farla “funzionare” devi appoggiarla di taglio, non di piatto, tocchi un iPhone e da quel momento in poi qualunque schermo non risponda al tatto ti sembrerà “sbagliato”. Che bisogno c’è di spiegare a cosa serve uno strumento che aumenta a dismisura le tue possibilità di comunicare con altri esseri umani?
A me piace pensare che non ci sia bisogno di alfabetizzazione tecnologica e di divulgazione digitale, ed è un pensiero allo stesso tempo ottimista e disperato: non ce n’è bisogno perché la recente velocissima evoluzione degli strumenti di comunicazione e di partecipazione è un dèjà new per moltissimi, per tutti quelli che li usano e basta: ed è probabilmente incomprensibile – per sempre – a tutti gli altri. È variante sociale di una frase tipica dei litigi di coppia “se non lo capisci da solo è inutile che te lo spieghi”.
Quando guardo una chat, un blog, un social network, un disco condiviso, io non vedo una “novità”: io vedo il modo migliore di soddisfare un bisogno preesistente, un bisogno basico per ogni essere umano e cioè coltivare la relazione con gli altri. Ogni nuovo strumento di comunicazione – dalle incisioni rupestri di Altamira alla stampa a caratteri mobili, al telegrafo, fino al Kindle – è un passo avanti in un percorso equilibrato di aumento delle possibilità di accesso ai contenuti (prima in lettura, oggi in scrittura) e alle altre persone (prima nello stesso luogo, poi nello stesso tempo, oggi a prescindere dal luogo e dal tempo).
Internet non è un cambiamento di percorso, è un passo avanti sullo stessa traiettoria: come tutte le nuove forme di comunicazione viene accettata al volo dagli esseri umani e combattuta dal potere.
Come ho raccontato di recente alla presentazione della seconda edizione di Anteprima, un po’ intimidita dalla presenza di Manuel Castells, chi rifiuta uno strumento che aumenta a dismisura le nostre possibilità dirette di accesso ai contenuti e ai nostri pari non sta rifiutando il “computer”, la “tecnologia”, ma sta dicendo no alla collaborazione, alla socialità, all’impegno, alla libera espressione.
Oggi più che mai: chi ti dice che vuole regolare “Internet” si sta autodenunciando come qualcuno che vuole regolare la tua libertà di comunicare, informare, partecipare, agire senza dover chiedere il permesso a un potere centralizzato.

[No logo è la mia rubrica su Punto Informatico]

Pensato il: December 21st, 2009
Cassetto: No logo, cose che non sapevo di saper (fare)
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Pensierini: 2.

Reagire

Qualche anno fa ho avuto dei seri problemi di salute, un po’ come adesso: ad aggravare i sintomi oggettivi c’è quella melassa di paura vischiosa, la sensazione che non starai mai più bene, che i risultati delle analisi saranno tremendi, che tutto nella tua vita si deve fermare finchè. Finché non starai bene di nuovo, finché non saranno escluse alcune malattie, finché non vedrai quello specialista.

Ero arrivata al punto di chiudermi in casa e fermare tutto finché non smarcavo qualche preoccupazione. Poi, un bravo psicologo e il capovolgimento del fronte: finché non hai una (nuova) brutta notizia, goditela.

Mi sa che devo reimparare a farlo, ecco. E a non aspettarmi molto da chi, chiaramente, non ha niente da dare, neanche un cenno.

Pensato il: December 8th, 2009
Cassetto: anta, lato oscuro
Tag: ,
Pensierini: 22.