L’ultimo tabù
C’è quest’ultimo tabù, che sembra non si possa essere insieme laici e spirituali. O scienza o fede, o razionalità o credulonismo, o doppio cieco o new age.
Non ci si può dire interessati o affascinati o anche solo incuriositi da ciò che non capiamo: o credi o no, se non puoi essere arruolato in una delle due parrocchie (quelli che hanno fede e quelli che hanno le prove) non esisti, non sei dato, non sei tecnicamente possibile.
Ho l’impressione che non ci si possa dire incerti, che si debba sempre prendere posizione, anche quando la posizione è indecidibile. Eppure ci sono fatti che non posso spiegare e che comunque non sono portata a spiegarmi in modo trascendente: è come se ci fosse una forma di intelligenza (o di amore, o di immaginazione) che è decisamente immanente e che noi ancora non capiamo, non conosciamo, non riconosciamo.
Forse varrebbe la pena di esplorarla, questa terra di mezzo: io mi ci sento a mio agio, ma ho imparato che è meglio non parlarne troppo, per non sporcarla.
Cassetto: anta, cose che non sapevo di saper (fare), invettive
Tag: altre cose poco piacevoli ma comunque intense, lutto, perdita
Pensierini: 8 Comments.
fai benissimo a stare nella terra di mezzo. Ma stare in equilibrio li’ senza che nessuno abbia voglia di tirarti di qua o di la’ e’ faticosissimo: uovo o gallina, sempre, e anzi come premessa e antefatto. Sara’ rassicurante, non so. Ad es. agli astronomi alle conferenze chiedono sempre: “ma se dio non esiste, chi ha fatto il big bang?” la verita’ e’ che non ce ne frega un cazzo (ma la Hack e’ molto piu’ diplomatica di cosi’).
Trascendenza? Io so per certo che senza indizi del mio arrivo il tizio con un unico fluido gesto si giro’, mi abbraccio, mi bacio’. Qualcosa di superiore c’era, li, allora. O di sorprendente. O di laterale. E’ bello sapere che sono cablata anche per godere delle cose inesplicabili.
Cosa non capisci?
Da dove vengono le idee e le storie, come ci si innamora, perché a volte so precisamente come andranno le cose, come fa mia madre a capire quello che sto per dire e perché a volte piangi prima che qualcosa di brutto succeda. E mille altre cose.
Io credo che tu faccia bene a non dire “certo” quel che per te non lo è. Solo che occorrono ragioni per dire “No”, altre per dire “Sì”, altre per dire “non so” (altrimenti credo non si tratti di incertezza reale, ma di altro).
Fra l’altro, mi sembra bellissima la tua chiusura: “Forse varrebbe la pena di esplorarla, questa terra di mezzo: io mi ci sento a mio agio, ma ho imparato che è meglio non parlarne troppo, per non sporcarla”. Mi piace perché dice rispetto davanti al mistero ultimo che è la vita (e questo mistero, credo che tutti percepiamo che sia sacro…). E comunque, tutti abbiamo un sesto senso per sapere con chi val la pena condividerlo, e con chi no…
Mafe
quelli che citi tu non sono grandi misteri: risposte anche molto interessanti sono state date.
Ha detto Aristotele “E’ dallo stupore che l’uomo ha cominciato a filosofare”. Ma filosofare significa farsi domande, darsi risposte indagare continuamente.
Appagarsi di uno stupore gioioso ma superficiale non è schierarsi nel dibattito fede/scienza o cercare di trovare una terza via: è la scorciatoia di chi pensa che sia tutto facile.
Se poi ci si vuole chidere, come m.fisk, se Dio esiste oppure no, affidarsi all’irrazionalismo non è né nobile né profondo.
Che poi il credo e il noncredo sono due incertezze ammantate di sicumera. Nessuno si consumerebbe in un autodafè per una direzione o l’altra. Siamo forzatamente lì nel mezzo del guado e l’unica certezza con cui dobbiamo sentirci a nostro agio è la curiosità di sapere cosa c’è sulle sponde.
U, lo so che sono state date risposte interessanti, quello che mi preoccupa è l’oggi, la deriva che vedo verso il bisogno di certezze, che siano quelle della fede o quella della scienza.
Beh, non sono la stessa cosa e la seconda dà risposte ben più forti e chiare. Al bisogno di certezze si risponde trovandole.
Forse non assolute (anche perché la morale non la decide la scienza), ma con la migliore approssimazione possibile. Cercarle con rigore è scienza.
Ma l’atteggiamento riassunto da Suzukimaruti è per me un comodo cerchiobottismo.
U.