‘invettive’ Category

Fragole e limone

Mi sento come quel deficiente che assapora la fragola mentre sta per cadere nel precipizio e una tigre gli alita addosso. L’unica differenza è che sono già caduta, ma fin qui tutto bene.

Pensato il: October 12th, 2011
Cassetto: invettive, lato oscuro
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L’ultimo tabù

C’è quest’ultimo tabù, che sembra non si possa essere insieme laici e spirituali. O scienza o fede, o razionalità o credulonismo, o doppio cieco o new age.

Non ci si può dire interessati o affascinati o anche solo incuriositi da ciò che non capiamo: o credi o no, se non puoi essere arruolato in una delle due parrocchie (quelli che hanno fede e quelli che hanno le prove) non esisti, non sei dato, non sei tecnicamente possibile.

Ho l’impressione che non ci si possa dire incerti, che si debba sempre prendere posizione, anche quando la posizione è indecidibile. Eppure ci sono fatti che non posso spiegare e che comunque non sono portata a spiegarmi in modo trascendente: è come se ci fosse una forma di intelligenza (o di amore, o di immaginazione) che è decisamente immanente e che noi ancora non capiamo, non conosciamo, non riconosciamo.

Forse varrebbe la pena di esplorarla, questa terra di mezzo: io mi ci sento a mio agio, ma ho imparato che è meglio non parlarne troppo, per non sporcarla.

Fight or fly

Cara mamma di Vittoria,

se la tua reazione al mio arrivo è dichiarare lo stato di crisi internazionale urlando, nel frattempo, “Vittoriaaaa! VITTORIAAAA!” come se io non fossi una signora in bici (ok, una bici da uomo) ma un T-Rex affamato.

Cara mamma di Vittoria,

se una signora su una bici da uomo rallenta, ti guarda, ti parla e ti dice “guardi che la vedo la bambina, non è che la investo” e tu continui a urlare “Vittoriaaaa! VITTORIAAAA!”.

Cara mamma di Vittoria,

la prossima volta, la passeggiata con Vittoria falla pure, ma magari non sulla pista ciclabile. Perché la prossima volta Vittoria non si fa niente uguale, ma tu le prendi di brutto.

Pensato il: April 2nd, 2011
Cassetto: invettive
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L’allenatore di pallacanestro

Non porto facilmente rancore, ma a te sì, perché se quando avevo 11 anni invece di mettermi sotto al canestro ferma come un tapiro perché non avevo fiato, se invece di dirmi “basta che quando arriva la butti dentro” solo perché ero già alta un metro e ottanta, se invece di fare un cazzo tu avessi fatto il tuo lavoro (che no, non era il mio cartellino) e mi avessi fatto allenare sul serio insieme alle altre io la pallacanestro comunque non l’avrei amata mai, ma avrei imparato a correre vent’anni prima, e considerando che correre è una delle tre cose che mi salvano la vita capisci che dedicarti un pensiero cattivo ogni giorno è il minimo, deficiente di un allenatore.

Pensato il: March 13th, 2011
Cassetto: cose che non sapevo di saper (fare), invettive
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Che un’idea ti sfiori

E che ti sfiori senza spaventarti a morte, tu apostolo del paramento di culo, delle certezze acquisite, delle strade battute, tu profeta del rosicare poco e pallido e assorto e paladino del chi fa sbaglia, meglio un sano salva con nome.
Che un’idea nuova ti sfiori, tu junior, tu editor, tu publisher, tu amichetto incerto: che se proprio devi sempre e comunque far tradurre Stephen King a Dobner se per una volta provassi a farlo tradurre *anche* a un altro (che ne so, Stefano Massaron, per esempio?) io lo pagherei anche il doppio.

E Buon Natale anche a te.

Pensato il: December 25th, 2009
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