‘lato oscuro’ Category

Esserci

Quando V. anni fa mi disse che andava ad assistere una sua amica durante la chemioterapia la prima cosa che ho pensato è che non sapevo avesse amiche più grandi di noi. Ovviamente non lo era, più grande di noi. E’ che non ci puoi pensare, oltre a non volerlo fare: non ci vuoi credere e non è solo paura, è anche che è letteralmente incredibile. Non lei. Non lei.

Ogni mail o sms che mi arriva potrebbe essere quella sbagliata, ogni volta che squilla il telefono tremo, ma inizio a farci i conti. Ho due amiche in fin di vita e l’unico modo che ho di reagire è godermi ogni respiro, anche per loro.

Pensato il: January 11th, 2010
Cassetto: anta, lato oscuro
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Il peso del caldo

No, non è il freddo. E’ la noia di sciarpa+guanti+cappello, tutti quei minuti in più per vestirsi, tutti quei minuti in più per lasciarsi svestire, che a volte vorresti non passassero mai e altre sembrano non passare mai. E’ avere sempre il clima sbagliato intorno, troppo freddo e troppo caldo e troppo addosso di tutto, è che hai un bel dire a cipolla e mai nessuno ti dice che rottura di coglioni è, ed entri in un posto e hai troppe cose da appoggiare e poi da ricordare e io ne dimentico sempre qualcuna e di solito era qualcosa.
Non è il freddo in sè, che mi piace sentirlo sul naso e la sensazione di essere ben coperta quando esci di casa, che dura qualche istante che poi di nuovo subito hai troppo di tutto, troppo freddo troppo caldo troppo addosso e qualcosa di fuori e qualcosa di impaccio.
Ogni inverno lo spero davvero che l’inverno non arrivi e che se arriva poi passi, ma passi in fretta così in fretta da aver la sensazione di non essere mai uscita dalla vasca, con l’acqua così calda che sudi. Poi alcune mattine esci e pensi felice “ehi, ma non è così freddo” e tutto ti si addolcisce intorno e poi invece no, cominci a sentire una puntina di disagio e rieccolo ancora. Il freddo, che non è lui, poveretto, è quel disagio della sciarpa e dei guanti e del cappello, è un cappottino troppo impostato o un giaccone troppo sportivo, le calze sopra le calze sopra le calze e io posso portare tanto di quel peso dentro che volo via comunque, ma peso addosso, no, grazie.

No, non è il freddo. E’ la noia di sciarpa+guanti+cappello, tutti quei minuti in più per vestirsi, tutti quei minuti in più per lasciarsi svestire, che a volte vorresti non passassero mai e altre sembrano non passare mai. E’ avere sempre il clima sbagliato intorno, troppo freddo e troppo caldo e troppo addosso di tutto, è che hai un bel dire a cipolla e mai nessuno dice che rottura di coglioni è, ed entri in un posto e hai troppe cose da appoggiare e poi da ricordare e io ne dimentico sempre qualcuna e di solito era qualcosa.

Non è il freddo in sè, che mi piace sentirlo sul naso e la sensazione di essere ben coperta quando esci di casa, che dura qualche istante che poi di nuovo subito hai troppo di tutto, troppo freddo troppo caldo troppo addosso e qualcosa di fuori e qualcosa di impaccio. Ogni inverno lo spero davvero che l’inverno non arrivi e che se arriva poi passi, ma passi in fretta così in fretta da aver la sensazione di non essere mai uscita dalla vasca, con l’acqua così calda che sudi. Poi alcune mattine esci e pensi felice “ehi, ma non è così freddo” e tutto ti si addolcisce intorno e poi invece no, cominci a sentire una puntina di disagio e rieccolo ancora. Il freddo, che non è lui, poveretto, è quel disagio della sciarpa e dei guanti e del cappello, è un cappottino troppo impostato o un giaccone troppo sportivo, le calze sopra le calze sopra le calze e io posso portare tanto di quel peso dentro che volo via comunque, ma peso addosso, no, grazie.

Pensato il: December 24th, 2009
Cassetto: enti, lato oscuro
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Reagire

Qualche anno fa ho avuto dei seri problemi di salute, un po’ come adesso: ad aggravare i sintomi oggettivi c’è quella melassa di paura vischiosa, la sensazione che non starai mai più bene, che i risultati delle analisi saranno tremendi, che tutto nella tua vita si deve fermare finchè. Finché non starai bene di nuovo, finché non saranno escluse alcune malattie, finché non vedrai quello specialista.

Ero arrivata al punto di chiudermi in casa e fermare tutto finché non smarcavo qualche preoccupazione. Poi, un bravo psicologo e il capovolgimento del fronte: finché non hai una (nuova) brutta notizia, goditela.

Mi sa che devo reimparare a farlo, ecco. E a non aspettarmi molto da chi, chiaramente, non ha niente da dare, neanche un cenno.

Pensato il: December 8th, 2009
Cassetto: anta, lato oscuro
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Sviar

Guarda via, guarda altrove, guardati i piedi e vedici un mondo, il mondo, quel mondo che sai abitare. E’ la prima volta in quarant’anni che trovi sulla tua strada persone scorrette: è una fortuna o una sfortuna?

Pensato il: November 25th, 2009
Cassetto: anta, lato oscuro
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No mail, no party

Ho due computer portatili, uno pesante, uno leggero. Due telefoni. Metà sinapsi impegnate a ideare metodi per lavorare meno, l’altra a riposarsi. Non sono una persona ordinata, per usare un eufemismo.

Ieri mattina prima di imbarcarmi in un giro di riunioni, di cui un paio ansiogene, ho scritto 15 mail con il computer pesante. Sono uscita con il computer leggero e ho passato l’intera giornata a infastidirmi per la mancanza non dico di risposte, ma almeno di un seguito (che ne so, ti dico “non telefonarmi che sono ai domiciliari” e tu mi telefoni). Ho inveito, recriminato, in qualche caso mi sono preoccupata. Poi sono tornata a casa, ho acceso il computer pesante e ho visto la casella Outbox, che non va bene. Ancora peggio: nella Outbox c’erano 15 mail.

Non mi preoccupa tanto non averle spedite, quanto non essere stata sfiorata dal pensiero che non fossero state ricevute. Buona metafora, direi.

Pensato il: November 14th, 2009
Cassetto: anta, lato oscuro, provvisorietà
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[X-view] Inglorious Basterds

“Marcel, burn it down”, brucia tutto, ché il nitrato d’argento brucia due volte più veloce della carta, altro che Fahreneit 451, al rogo tutto il cinema che fu, usato e abusato per arte pure e arte varia e abituarci alla morte, a ridere della morte, ridi, spettatore, ridi, fratello. I can stare for a thousand years.
“Marcel, burn it down”, brucia che tanto io sono morta e una persona smette di esserci anche quando il sangue continua a circolare, tutti noi siamo morti nel secolo scorso, tutti, e nei rari momenti di lucidità ti chiedi come l’umanità possa sopravvivere alle sue gesta senza mettersi a urlare dal terrore. An ageless heart that can never mend.
“Marcel, burn it down”, che bisogna essere crudeli con chi è crudele e soprattutto riderne, non è Storia, è un western, non è Storia, è un burlesque, non è Storia, è Cinema, Cinema, Cinema, quello che non puoi bruciare perché è nella tua retina, per sempre. It’s been so long.

“Marcel, burn it down”, brucia tutto, ché il nitrato d’argento brucia due volte più veloce della carta, altro che Fahreneit 451, al rogo tutto il cinema che fu, usato e abusato per arte pura e arte varia e per abituarci alla morte, a ridere della morte, ridi, spettatore, ridi, fratello. I can stare for a thousand years.

“Marcel, burn it down”, brucia che tanto io sono morta e una persona smette di esserci anche quando il sangue continua a circolare, tutti noi siamo morti nel secolo scorso, tutti, e nei rari momenti di lucidità ti chiedi come l’umanità possa sopravvivere alle sue gesta senza mettersi a urlare dal terrore. An ageless heart that can never mend.

“Marcel, burn it down”, che bisogna essere crudeli con chi è crudele e soprattutto riderne, non è Storia, è un western, non è Storia, è un burlesque, non è Storia, è Cinema, Cinema, Cinema, quello che non puoi bruciare perché è nella tua retina, per sempre. It’s been so long.

Pensato il: November 5th, 2009
Cassetto: lato oscuro, x-view
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Moratoria

Affermazioni da staccare dai muri delle case (e delle scuole, e dei pubblici uffici):

  1. è una questione di principio
  2. è solo senso di colpa
  3. è che tu non te ne rendi conto, ma
  4. le cose stanno così
  5. non sono io, sei tu
  6. non sei tu, sono io

Mi accontenterei di veder sparire dal mio universo le questioni di principio e i sensi di colpa. La colpa non si sente, si ha.

Pensato il: November 4th, 2009
Cassetto: anta, cose che non sapevo di saper (fare), lato oscuro
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Sillogismi

Ma se uno che gli piace il cazzo è frocio, una che le piace prenderlo nel culo è lesbica?

Pensato il: November 2nd, 2009
Cassetto: enti, lato oscuro
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Vergogna della scienza e della tecnica

Si informano i gentili visitatori che, per motivi tecnici, è temporaneamente sospeso il servizio di bar self-service
Questo annuncio è apparso sul sito del museo della scienza e della tecnica tecnologia leonardo da vinci a settembre 2007. Poi se ne sono dimenticati, così come si sono dimenticati di avvisare in qualche modo – sul sito, nei trionfanti gonfaloni sulla facciata, alla biglietteria, con un biglietto anonimo – che il museo è vittima di pesantissimi e poco pensati lavori di ristrutturazione che non risparmiamo al visitatore pagante (8 euro) tutte le brutture dei lavori in corso. O meglio, sul sito leggiamo che:

Dal 2001, il Museo è impegnato in un ampio processo di rinnovamento.

Dal 2001. Dal. 2001. Rinnovamento. Ampio.
Quello che ho visto negli occhi dei turisti incontrati oggi, in un museo polveroso, confuso, privo di con pochi ascensori e ricco di barriere architettoniche, pieno di bambini ansiosi di essere meravigliati e di genitori ansiosi di uscire al più presto, quello che ho visto negli occhi del gruppetto di ragazzi giapponesi incrociati oggi pomeriggio era quella sgradevole sensazione di non incrociare il mio sguardo, di quando ti vergogni molto per qualcuno, di qualcuno tipo di noi italiani, che abbiamo un museo (in rinnovamento!) zeppo di reperti, nessuno dei quali ambientato, raccontato, un museo (il più grande museo scientifico italiano!) con un sottomarino in cortile, un cortile scrostato, un museo (con i laboratori interattivi!) con il bar self service temporaneamente sospeso dal 2007. Non so se è più la puzza di polvere, la tristezza o la delusione, o forse lo so: è che comunque a Milano ne siamo orgogliosi.

Pensato il: November 1st, 2009
Cassetto: lato oscuro, mamma part time, provvisorietà
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Incubo

Una serie di video. Nel sogno scoprivo che mi avevano ripreso mentre, distrutta, leccavo il pavimento o mi minacciavano o ridevano di come ero conciata. Una serie di video che mi riprendevano oggetto di numerosi abusi, umiliazioni, minacce. Io guardavo e non ricordavo nulla, interessata solo al malfunzionamento dell’applicazione dell’iPhone per i video.

Pensato il: October 31st, 2009
Cassetto: anta, lato oscuro
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