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	<title>BrightSide &#187; lato oscuro</title>
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	<description>Un po&#039; ci credo, un po&#039; Monty Python</description>
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		<title>Una cretina all&#8217;Opera</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 18:32:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mafe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(anni fa, in una galassia lontana lontana, mi ritrovai alla Scala alle prove generali) Consapevole che non ci si improvvisa melomane in un pomeriggio ho deciso di accettare il graditissimo invito alle Prove Generali della prima della Scala massimizzando la mia ignoranza: non sono neanche andata a rileggermi la storia, che non è di quelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(anni fa, in una galassia lontana lontana, mi ritrovai alla Scala alle prove generali)<br />
</em><br />
Consapevole che non ci si improvvisa melomane in un pomeriggio ho deciso di accettare il graditissimo invito alle Prove Generali della prima della Scala massimizzando la mia ignoranza: non sono neanche andata a rileggermi la storia, che non è di quelle che ti rimangono proprio impresse. Arrivo quindi alla Scala e scopro che Tristano e Isotta dura cinque ore e mezza: accuso il colpo (forte di un appuntamento per cena tre ore prima del finale) e continuo a sorridere mentre mi accomodo sul terzo trespolo di uno dei palchi. La Scala è tanto bella dentro quanto dimenticabile fuori: nel foyer fa un freddo becco (ma come faranno alla prima vera le signore scollate?) e i trespoli sono stati progettati da un sadico o da una società farmaceutica specializzata in rimedi per il torcicollo. Ma fa niente: si spengono le luci e la musica accade, e se c&#8217;è una cosa che a me rapisce completamente è la musica dal vivo, soprattutto se sei alla Scala, se riesco a vedere il direttore d&#8217;orchestra e se è meravigliosa. Piango talmente tanto che neanche mi accorgo che si è alzato il sipario: sarà per questo che ci metto dieci minuti buoni a realizzare che si canta in tedesco, aiutata dal fatto che le uniche parole che riconosco sono &#8220;Tristano&#8221;, e basta, perché Isotta in originale è Isolde. Mi annoio molto e fatico ad ammetterlo: la messa in scena (regia di Patrice Chéreau) è tradizionale, al mio orecchio pigro e ignorante l&#8217;unica voce che sembra emozionante è quella di Waltraud Venier. Il torcicollo aumenta, il caldo pure, per distrarmi guardo il direttore d&#8217;orchestra che però è nella sua buca; mi spiegano la trama e storco il naso per la pozione d&#8217;amore, ridacchio quando lui le bacia la veste, piango di nuovo molto quando si baciano e lei gli viene strappata via. Sipario.<br />
Dopo essere stata maltrattata da un&#8217;inserviente che regolava l&#8217;ingresso ai bagni con il piglio di una SS ho un sussulto d&#8217;orgoglio e decido di paccare gli amici e restare fino alla fine, aiutata da un&#8217;incredibile scoperta: ci sono i sottotitoli! C&#8217;e&#8217; un visore luminoso con il libretto anche in italiano. Si rialza il sipario, Isolde e la sua ancella discutono, arriva Tristano e per una mezzora buona vanno avanti più o meno così:</p>
<p><em>Isotta<br />
Oh nemica dell&#8217;amico,<br />
malvagia lontananza!<br />
Esitante lentezza<br />
di pigri tempi!</p>
<p>Tristano<br />
Oh distanza e vicinanza,<br />
duramente separate!<br />
Cara vicinanza!<br />
Deserta lontananza!</em></p>
<p>E così via per un bel po&#8217;, non so quanto perché ho deciso che ero stata molto saggia a non volere il libretto, che ormai l&#8217;incanto era spezzato e che era decisamente maleducato non presentarmi all&#8217;appuntamento. Ho preso sciarpa, cappotto e borsa e sono andata via con la massima dignità possibile, attraversando il foyer con aria convinta e mormorando a mezza voce &#8220;<em>Lo sai che non posso ascoltare troppo Wagner, sento già l&#8217;impulso ad occupare la Polonia!</em>&#8221; </p>
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		<title>Le multe marameo</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 12:31:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mafe</dc:creator>
				<category><![CDATA[lato oscuro]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[cose tristi ma anche no]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando sei morto se scrivi una raccomandata ti tolgono le multe. Il problema è che sei morto quindi la raccomandata deve scriverla qualcuno per te, e questo non va bene perché la cosa peggiore della morte è che poi qualcuno fa le cose per te, quelle che avresti dovuto fare tu e anche alcune che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando sei morto se scrivi una raccomandata ti tolgono le multe. Il problema è che sei morto quindi la raccomandata deve scriverla qualcuno per te, e questo non va bene perché la cosa peggiore della morte è che poi qualcuno fa le cose per te, quelle che avresti dovuto fare tu e anche alcune che non avresti mai fatto.<br />
Secondo me quando uno muore dovrebbe scomparire all&#8217;istante come se non fosse esistito, un po&#8217; come se fossimo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ymSEibHKOgo">neuralizzati</a> e dimenticassimo tutto e ci restasse solo una piccola sensazione gradevole come un sorriso di primavera, quel non so perché sono di buonumore ma lo sono eccome.<br />
Invece uno muore e lascia tutto il casino che ognuno di noi solo sa di avere, anche quelli precisi, anche quelli ordinati, anche quelli <a href="http://thingsorganizedneatly.tumblr.com/">iperanali</a> che poi se guardi bene anche a loro il casino affiora da qualche parte, può essere la macchina o la borsa della palestra o anche peggio, ma comunque c&#8217;è.<br />
Questa cosa delle multe mi ha colpito abbastanza, perché non so bene che senso abbia, a questo punto togliamo i debiti (magari senza rimetterli a noi peccatori) oppure regaliamo i punti della patente e anche i punti delle raccolte punti, non avrebbe senso? Invece a volte muori e l&#8217;INPS si tiene i tuoi soldi ma, se mandi una raccomandata, i tuoi eredi le multe marameo.<br />
Io quando muoio vorrei dissolvermi in un zot, perché l&#8217;idea che qualcuno debba occuparsi di me è fastidiosa in vita, figuriamoci dopo. Vorrei dissolvermi ed essere dimenticata all&#8217;istante, con tutti che sorridono e non sanno perché, che è quello che preferisco.</p>
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		<title>Fragole e limone</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 11:11:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mafe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi sento come quel deficiente che assapora la fragola mentre sta per cadere nel precipizio e una tigre gli alita addosso. L&#8217;unica differenza è che sono già caduta, ma fin qui tutto bene.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sento come quel <a href="http://www.101storiezen.com/18-una-parabola.html">deficiente che assapora la fragola</a> mentre sta per cadere nel precipizio e una tigre gli alita addosso. L&#8217;unica differenza è che sono già caduta, ma fin qui tutto bene.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Shock non consigliato</title>
		<link>http://brightside.it/2011/08/28/shock-non-consigliato/</link>
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		<pubDate>Sun, 28 Aug 2011 08:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mafe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cose che non sapevo di saper (fare)]]></category>
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		<description><![CDATA[Ero ragionevolmente convinta che sarei morta a 40 anni. Un pensiero simile a essere ragionevolmente convinti di dover proprio andare a fare la spesa, niente di tragico, anzi, quasi una comodità, come aver già fissato la pulizia dei denti. E invece, un po&#8217; come per quei sieropositivi che si spendevano tutto e poi è arrivata una para-cura, ecco, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ero ragionevolmente convinta che sarei morta a 40 anni. Un pensiero simile a essere ragionevolmente convinti di dover proprio andare a fare la spesa, niente di tragico, anzi, quasi una comodità, come aver già fissato la pulizia dei denti. E invece, un po&#8217; come per quei sieropositivi che si spendevano tutto e poi è arrivata una para-cura, ecco, non sono morta io, a quarant&#8217;anni è morto mio fratello. Che non sto dicendo &#8220;era meglio se morivo io&#8221;, però forse potendo scegliere, bah, ci avrei almeno potuto pensare. Niente di strappalacrime, non pensate alla sorella maggiore che rinuncia alla vita pur di salvare lui, tutto il contrario, più un &#8220;no, dai, vado io, sì, per me è lo stesso&#8221;.</p>
<p>È morto come vorrei morire io, nel momento più bello della sua vita o quasi. Ho sempre avuto questa fissa di andarmene sul più bello, io, anche se per ora mi ero limitata ad applicarla alle feste, alle cene o alle relazioni. Non ho mai capito chi vuole tirare l&#8217;alba, mai.</p>
<p>Spero la pensasse come me, non ne abbiamo mai parlato, con il mio cazzo di pudore fisico per cui parlo poco e scrivo molto, lui parlava molto e leggeva poco per cui ci siamo soprattutto fatti delle grande risate, insieme. Lui parlava e io non ascoltavo, io scrivevo e lui non leggeva, ma se c&#8217;era da dir cazzate eravamo tutti e due in prima linea. Per questo penso che continuerò a farlo, anche se non dovessi averne voglia, anche se potrebbe suonare strano, anche se senza di lui ridere e far ridere sarà ancora più difficile, ma chi mai si è tirato indietro, chi mai, di noi.</p>
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		<title>Quello che le mamme pensano davvero Halloween ediscion</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 17:32:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mafe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[1. Solo quando hai dei figli riesci a capire i tuoi genitori, soprattutto la mamma. Traduzione: quando hai dei figli sei grato ai tuoi genitori, soprattutto a tua mamma, per non averti sterminato da piccolo. 2. Con i bambini si diventa più ordinati. Traduzione: con i bambini si ostenta l&#8217;ordine per potersi sentire superiori. 3. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1. Solo quando hai dei figli riesci a capire i tuoi genitori, soprattutto la mamma.<br />
</strong><strong>Traduzione</strong>: quando hai dei figli sei grato ai tuoi genitori, soprattutto a tua mamma, per non averti sterminato da piccolo.</p>
<p><strong>2. Con i bambini si diventa più ordinati.<br />
</strong><strong>Traduzione</strong>: con i bambini si ostenta l&#8217;ordine per potersi sentire superiori.</p>
<p><strong>3. Tutto quello che dico e che faccio è per il tuo bene, tesoro<br />
Traduzione</strong>: si selezionano le cose che fanno comodo a te rivendendole come &#8220;per il tuo bene, tesoro&#8221;.</p>
<p><strong>4. Dopo un po&#8217; non senti più il rumore che fanno<br />
Traduzione</strong>: dopo un po&#8217; vuoi che almeno lo sentano il maggior numero di altre persone possibile.</p>
<p><strong>5. Dici così perché non sono figli tuoi<br />
Traduzione</strong>: col cazzo che io starei dietro ai figli di un&#8217;altra</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Rissose e umane</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 12:10:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se devi assumere qualcuno che dovrà lavorare insieme ad altre persone mettilo in cucina con una bambina di nove anni. È una prova che io non passo mai.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se devi assumere qualcuno che dovrà lavorare insieme ad altre persone mettilo in cucina con una bambina di nove anni. È una prova che io non passo mai.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>[x-view double bill] Shutter Island &amp; The Ghost Writer</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 09:52:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un uomo, un traghetto, un&#8217;isola, una realtà molto diversa da quella che la regia sembra mostrarci. Scorsese e Polanski ci raccontano la stessa storia, da due pianeti diversi: il naturalizzato e l&#8217;esiliato, un regista che si misura con i generi più diversi e uno che da sempre gira lo stesso film per parlare della sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un uomo, un traghetto, un&#8217;isola, una realtà molto diversa da quella che la regia sembra mostrarci.<br />
Scorsese e Polanski ci raccontano la stessa storia, da due pianeti diversi: il naturalizzato e l&#8217;esiliato, un regista che si misura con i generi più diversi e uno che da sempre gira lo stesso film per parlare della sua vita.</p>
<p>In entrambi i film il protagonista viene lentamente trasportato verso il male, un male circondato dall&#8217;acqua, verso una minaccia percepita come esterna e lontana e che sempre più si rivela interiore, personale. Il male di Scorsese rosicchia dentro, quello di Polansky cerca di graffiare fuori. Nessun uomo è un&#8217;isola?</p>
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		<title>[x-view] Cosa voglio di più</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 10:12:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; una cosa che fai o che succede, quella di incrociare gli occhi di uno sconosciuto? È una cosa che fai, dice il resto del mondo: quegli occhi su di lui li lasci, i tuoi occhi ti guardano scrivere, dirgli sì, vediamoci, e poi baciarlo e poi spogliarlo e poi fare a brandelli tutta la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>E&#8217; una cosa che fai o che succede, quella di incrociare gli occhi di uno sconosciuto?</div>
<div id="_mcePaste">È una cosa che fai, dice il resto del mondo: quegli occhi su di lui li lasci, i tuoi occhi ti guardano scrivere, dirgli sì, vediamoci, e poi baciarlo e poi spogliarlo e poi fare a brandelli tutta la tua vita solo per farlo ancora.</div>
<div id="_mcePaste">È una cosa che succede, racconta Silvio Soldini. E&#8217; qualcosa che tutto il resto va fuori fuoco e tu sei come telecomandata e non è certo solo il sesso a indirizzare i tuoi comportamenti, il sesso è lo strumento, scopare il rito, ma quel che succede è che il resto del mondo va fuori fuoco e fuori sincrono e passa sullo sfondo. Il lavoro, gli amici, la famiglia, il tuo compagno, i figli se ne hai. Uno sfondo che ami e per cui combatti, uno sfondo che vorresti difendere a tutti i costi mentre ti scivola via e tu resti lì, i tuoi occhi sono da lui, in mano un coltello &#8211; che tu lo sia per me &#8211; un coltello con cui vorresti fare a pezzi tutto, e lo fai, e poi lo fai ancora e ancora.</div>
<div>E&#8217; una cosa che succede, e poi lo fai.</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Esserci</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 19:14:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mafe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando V. anni fa mi disse che andava ad assistere una sua amica durante la chemioterapia la prima cosa che ho pensato è che non sapevo avesse amiche più grandi di noi. Ovviamente non lo era, più grande di noi. E&#8217; che non ci puoi pensare, oltre a non volerlo fare: non ci vuoi credere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando V. anni fa mi disse che andava ad assistere una sua amica durante la chemioterapia la prima cosa che ho pensato è che non sapevo avesse amiche più grandi di noi. Ovviamente non lo era, più grande di noi. E&#8217; che non ci puoi pensare, oltre a non volerlo fare: non ci vuoi credere e non è solo paura, è anche che è letteralmente incredibile. Non lei. Non lei. </p>
<p>Ogni mail o sms che mi arriva potrebbe essere quella sbagliata, ogni volta che squilla il telefono tremo, ma inizio a farci i conti. Ho due amiche in fin di vita e l&#8217;unico modo che ho di reagire è godermi ogni respiro, anche per loro.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il peso del caldo</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 09:18:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[No, non è il freddo. E&#8217; la noia di sciarpa+guanti+cappello, tutti quei minuti in più per vestirsi, tutti quei minuti in più per lasciarsi svestire, che a volte vorresti non passassero mai e altre sembrano non passare mai. E&#8217; avere sempre il clima sbagliato intorno, troppo freddo e troppo caldo e troppo addosso di tutto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">No, non è il freddo. E&#8217; la noia di sciarpa+guanti+cappello, tutti quei minuti in più per vestirsi, tutti quei minuti in più per lasciarsi svestire, che a volte vorresti non passassero mai e altre sembrano non passare mai. E&#8217; avere sempre il clima sbagliato intorno, troppo freddo e troppo caldo e troppo addosso di tutto, è che hai un bel dire a cipolla e mai nessuno ti dice che rottura di coglioni è, ed entri in un posto e hai troppe cose da appoggiare e poi da ricordare e io ne dimentico sempre qualcuna e di solito era qualcosa.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Non è il freddo in sè, che mi piace sentirlo sul naso e la sensazione di essere ben coperta quando esci di casa, che dura qualche istante che poi di nuovo subito hai troppo di tutto, troppo freddo troppo caldo troppo addosso e qualcosa di fuori e qualcosa di impaccio.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Ogni inverno lo spero davvero che l&#8217;inverno non arrivi e che se arriva poi passi, ma passi in fretta così in fretta da aver la sensazione di non essere mai uscita dalla vasca, con l&#8217;acqua così calda che sudi. Poi alcune mattine esci e pensi felice &#8220;ehi, ma non è così freddo&#8221; e tutto ti si addolcisce intorno e poi invece no, cominci a sentire una puntina di disagio e rieccolo ancora. Il freddo, che non è lui, poveretto, è quel disagio della sciarpa e dei guanti e del cappello, è un cappottino troppo impostato o un giaccone troppo sportivo, le calze sopra le calze sopra le calze e io posso portare tanto di quel peso dentro che volo via comunque, ma peso addosso, no, grazie.</div>
<p>No, non è il freddo. E&#8217; la noia di sciarpa+guanti+cappello, tutti quei minuti in più per vestirsi, tutti quei minuti in più per lasciarsi svestire, che a volte vorresti non passassero mai e altre sembrano non passare mai. E&#8217; avere sempre il clima sbagliato intorno, troppo freddo e troppo caldo e troppo addosso di tutto, è che hai un bel dire a cipolla e mai nessuno dice che rottura di coglioni è, ed entri in un posto e hai troppe cose da appoggiare e poi da ricordare e io ne dimentico sempre qualcuna e di solito era qualcosa.</p>
<p>Non è il freddo in sè, che mi piace sentirlo sul naso e la sensazione di essere ben coperta quando esci di casa, che dura qualche istante che poi di nuovo subito hai troppo di tutto, troppo freddo troppo caldo troppo addosso e qualcosa di fuori e qualcosa di impaccio. Ogni inverno lo spero davvero che l&#8217;inverno non arrivi e che se arriva poi passi, ma passi in fretta così in fretta da aver la sensazione di non essere mai uscita dalla vasca, con l&#8217;acqua così calda che sudi. Poi alcune mattine esci e pensi felice &#8220;ehi, ma non è così freddo&#8221; e tutto ti si addolcisce intorno e poi invece no, cominci a sentire una puntina di disagio e rieccolo ancora. Il freddo, che non è lui, poveretto, è quel disagio della sciarpa e dei guanti e del cappello, è un cappottino troppo impostato o un giaccone troppo sportivo, le calze sopra le calze sopra le calze e io posso portare tanto di quel peso dentro che volo via comunque, ma peso addosso, no, grazie.</p>
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