Un uomo, un traghetto, un’isola, una realtà molto diversa da quella che la regia sembra mostrarci.
Scorsese e Polanski ci raccontano la stessa storia, da due pianeti diversi: il naturalizzato e l’esiliato, un regista che si misura con i generi più diversi e uno che da sempre gira lo stesso film per parlare della sua vita.
In entrambi i film il protagonista viene lentamente trasportato verso il male, un male circondato dall’acqua, verso una minaccia percepita come esterna e lontana e che sempre più si rivela interiore, personale. Il male di Scorsese rosicchia dentro, quello di Polansky cerca di graffiare fuori. Nessun uomo è un’isola?
Pensato il: May 4th, 2010
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lato oscuro,
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acqua,
cinema,
isola,
mare,
polanski,
scorsese
Pensierini:
11.
E’ una cosa che fai o che succede, quella di incrociare gli occhi di uno sconosciuto?
È una cosa che fai, dice il resto del mondo: quegli occhi su di lui li lasci, i tuoi occhi ti guardano scrivere, dirgli sì, vediamoci, e poi baciarlo e poi spogliarlo e poi fare a brandelli tutta la tua vita solo per farlo ancora.
È una cosa che succede, racconta Silvio Soldini. E’ qualcosa che tutto il resto va fuori fuoco e tu sei come telecomandata e non è certo solo il sesso a indirizzare i tuoi comportamenti, il sesso è lo strumento, scopare il rito, ma quel che succede è che il resto del mondo va fuori fuoco e fuori sincrono e passa sullo sfondo. Il lavoro, gli amici, la famiglia, il tuo compagno, i figli se ne hai. Uno sfondo che ami e per cui combatti, uno sfondo che vorresti difendere a tutti i costi mentre ti scivola via e tu resti lì, i tuoi occhi sono da lui, in mano un coltello – che tu lo sia per me – un coltello con cui vorresti fare a pezzi tutto, e lo fai, e poi lo fai ancora e ancora.
E’ una cosa che succede, e poi lo fai.
Pensato il: May 1st, 2010
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milano
Pensierini:
52.
Bilal porta via dalla Francia (e dall’Europa) gli ideali della Rivoluzione francese e le nostre speranze di poter restare esseri umani dopo un secolo di capitalismo, insieme alla capacità di soffrire per amore e di non aspettarsi niente dalla persona amata.
Bilal nuota via, pulito e convinto e tranquillo come un giovane delfino ignaro eppure consapevole che muore solo chi rinuncia, chi si adatta, chi si ingegna per la sopravvivenza.
Bilal è un McGuffin, uno stratagemma narrativo. Questo film non parla di loro, parla di noi. Noi che non nuotiamo più, non corriamo più, non ci crediamo più: ci strafochiamo di foie gras (o di spaghetti, o di roastbeef) seduti in poltrona scuotendo la testa a scelta impensieriti o infastiditi da quei poveretti del terzo mondo che si fanno il culo anche per noi.
Bilal si fa la Manica a nuoto per rivedere la sua amata; noi a nuoto non attraversiamo neanche più la strada.
Pensato il: January 10th, 2010
Cassetto:
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cinema,
Francia,
ideali,
speranze
Pensierini:
Nessuno.
“Marcel, burn it down”, brucia tutto, ché il nitrato d’argento brucia due volte più veloce della carta, altro che Fahreneit 451, al rogo tutto il cinema che fu, usato e abusato per arte pure e arte varia e abituarci alla morte, a ridere della morte, ridi, spettatore, ridi, fratello. I can stare for a thousand years.
“Marcel, burn it down”, brucia che tanto io sono morta e una persona smette di esserci anche quando il sangue continua a circolare, tutti noi siamo morti nel secolo scorso, tutti, e nei rari momenti di lucidità ti chiedi come l’umanità possa sopravvivere alle sue gesta senza mettersi a urlare dal terrore. An ageless heart that can never mend.
“Marcel, burn it down”, che bisogna essere crudeli con chi è crudele e soprattutto riderne, non è Storia, è un western, non è Storia, è un burlesque, non è Storia, è Cinema, Cinema, Cinema, quello che non puoi bruciare perché è nella tua retina, per sempre. It’s been so long.
“Marcel, burn it down”, brucia tutto, ché il nitrato d’argento brucia due volte più veloce della carta, altro che Fahreneit 451, al rogo tutto il cinema che fu, usato e abusato per arte pura e arte varia e per abituarci alla morte, a ridere della morte, ridi, spettatore, ridi, fratello. I can stare for a thousand years.
“Marcel, burn it down”, brucia che tanto io sono morta e una persona smette di esserci anche quando il sangue continua a circolare, tutti noi siamo morti nel secolo scorso, tutti, e nei rari momenti di lucidità ti chiedi come l’umanità possa sopravvivere alle sue gesta senza mettersi a urlare dal terrore. An ageless heart that can never mend.
“Marcel, burn it down”, che bisogna essere crudeli con chi è crudele e soprattutto riderne, non è Storia, è un western, non è Storia, è un burlesque, non è Storia, è Cinema, Cinema, Cinema, quello che non puoi bruciare perché è nella tua retina, per sempre. It’s been so long.
Pensato il: November 5th, 2009
Cassetto:
lato oscuro,
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Tag:
adrenalina,
cinema,
david bowie,
endorfina,
tarantino
Pensierini:
13.